Andiamo a comandare!

Storie

Andiamo a comandare

(Ovvero una storia scritta a 50 teste e 100 mani dagli studenti delle Scuole di Campi Bisenzio durante una pausa lungo la strada del Viaggio della Memoria)

Il giorno in cui sono uscito dall’armadio mi sono ritrovato davanti al verme peluche di mia sorella.
Mia sorella aveva uno sguardo impietrito e spaventato e mi chiese: “Che stai facendo?”.
E io le risposi: “Nulla” e l’andai a consolare. Solo dopo mi accorsi che il verme era vivo e che ci stava fissando intensamente. Io e mia sorella ci scambiammo degli sguardi esterrefatti e guardammo il verme attentamente. Mia sorella mi corse incontro e scappammo dalla stanza per andare in cantina.
Era abbandonata, come tutta la casa.
Non fu tanto una buona idea perché ci accorgemmo che nella cantina vivevano altri vermi. Allora uscimmo dalla casa e ci rifugiammo in giardino sotto la quercia.
Si avvicinò una persona che cadde a terra morta. La conoscevamo ma non la volevamo vedere. Preferimmo tornare nella cantina dove ancora c’erano i vermi.
Cercammo di superare l’ostacolo e prendemmo un coltello per difenderci, ma ci cadde di mano e cascò nella massa di vermi.
I vermi ci accerchiarono e ci ci aggredirono, mordendoci lentamente.
Mi staccarono una gamba, mangiarono tutta la carne e lasciarono solo le ossa.
A quel punto vedemmo una  finestra e cercammo di volare. Fu difficile perché non avevo una gamba.  Quindi con l’aiuto di mia sorella riuscimmo a uscire dalla finestra con un salto.
Il cane Ettore era del signore morto e disse: “Non so come continuare”.
Si avvicinò a noi ed era molto turbato. Continuò a parlare e disse: “Arrangiatevi”.
Ci accorgemmo che il cane Ettore non era proprio dalla nostra parte. Dovevamo però sfuggire da quei vermi e scappammo verso il bosco.
Era buio e c’era un sacco di rumori ambigui che mi sembravano passi.
Così, per non impaurirmi, mi arrampicai su un albero e urlai come Tarzan.
E mia sorella si trasformò in Beyoncè.
Il cane ritornò dietro mia sorella, alias Beyoncè, e disse: “Se potrebbi…”. Ma Beyoncè lo interruppe. “No, na na you can’t”.
Rimasi confuso da questa situazione ma non feci in tempo a rendermi conto di cosa stesse realmente succedendo che nel bosco giunse una carrozza trainata da cavalli, probabilmente attirata dal urlo.
Dalla carrozza uscì la Fata di Cenerentola.
Mi salutò e mi disse: “Chi sei?”.
“Sono Dante Alighieri e mi trovo in questa selva oscura e mi piace animare le mie poesie all’aria aperta. Adesso vi guiderò per una via misteriosa”.
E fu così che io e mia sorella Beyoncè lo seguimmo verso un campo vuoto, secco e con corvi che volano.
Lo spaventapasseri prese forma e iniziò a venirci incontro. Ci impaurimmo perché non avevamo mai visto niente del genere. Ma aveva un viso simpatico.
Improvvisamente iniziò a sorridere. “Ragazzi, facciamo un balletto!”.
Ci mettemmo tutti in cerchio e cominciarono a fare un ballo scatenato. Nonostante una musica soave e melodiosa iniziò a diffondersi insieme alla caduta di un pulviscolo dorato.
Cominciai a sentirmi diverso, stavo acquistando nuovi poteri: finalmente riuscivo a volare.
Mi accorsi che ero diventato un uccello, un’aquila che canta una canzone.
Dal cielo vidi un uomo chiamato Fabio Rovazzi.
E Fabio, sputando fuoco, uccide i vermi che erano in cantina.
Così comincia a urlare come un pazzo: “Andiamo a comandare”. E si mise a saltare.
Schiacciando i vermi decise di fare una marmellata.
Mi svegliai di soprassalto e capii che era solo un sogno.
Mi accorsi di essere in camera mia. Il cane Ettore era in camera mia e stava mangiando una marmellata di banane.
Mi ricordai di aver lasciato una pizza nel forno.
D’un tratto sentii qualcuno che bussava alla porta. Aprii e c’era un unicorno che iniziò a nitrire.
Sembrava che mi volesse dire qualcosa. Mi sembravano notizie urgenti. Forse era successo qualcosa a mia sorella. Si era chiusa nell’armadio. Andai ad aprirla ma al suo posto trovai… dei vermi.
Scappai sconcertata fuori di casa, andando nel giardino per nascondermi nella casetta abbandonata.
Aprii la porta scricchiolante e mi ritrovai davanti a una scena agghiacciante: il verme di peluche di mia sorella che mi fissava con occhi fuori dalle orbite.
Per lo spavento svenni e mi rialzai trovandomi di nuovo nel mio letto. Stavolta non c’era nessun rumore tranne il russare di mia sorella che dormiva tranquilla nel letto.

Small subtitle here

Recent works

All
Doposcuola a Storie
Halloween secondo il Porto
Io sono Buzz
Pubblicazioni
Quarte selvagge
Storie
Yeti